La mia generazione ha avuto la sfortuna di assistere senza difese, data la tenera età, alla diffusione su larga scala dei cartoni animati giapponesi.
Goldrake ad esempio, cioè il megarobot che si trasformava in un razzo missile, con circuiti di mille valvole e tra le stelle sprintava ed andava, per me è stato un vero incubo. A cominciare proprio dalla sigla che descriveva situazioni assurde (tipo: mangia libri di cibernetica, insalate di matematica), assolutamente non riscontrabili nel cartoon.
Poi c’era il problema dei combattimenti. Non li ho mai capiti. Non ho mai capito perchè quando il robot veniva colpito, Actarus (cioè il tipo che lo pilotava) si lamentava e soffriva come una bestia. Cioè come qualcuno desse un calcio alla mia auto e a me venisse un livido.
Ma la cosa più traumatizzante dei combattimenti era l’annuncio dell’uso delle varie armi strambe, tipo l’alabarda spaziale, di cui il robot disponeva. Come se durante la consueta rissa della riunione di condominio, io pestassi il tipo del piano di sopra dicendo: “pugno sul naso!” oppure: “calcio negli stinchi!”. Verrebbe certo a mancare l’effetto sorpresa.
Insomma, caro Actarus, dovesse risuccedere che gli alieni tentino di invadere la terra, preferiremmo essere invasi. Grazie.